La magia del riordino… dentro e fuori.

Riflessioni sull’opera di Marie Kondō: “Il magico potere del riordino”

“Il caos degli oggetti inutili soffoca non solo le nostre case, ma anche le nostre anime.”

[Citazione dal libro di Marie Kondō:
Il magico potere del riordino“]

“Il magico potere del riordino” (2011) di Marie Kondō è un libro dal tema in apparenza pratico, che non approfondisce tematiche psicologiche. Tuttavia, esso presenta degli spunti preziosi che potrebbero essere d’aiuto in alcuni momenti della nostra vita e interessanti riflessioni sull’auto-ascolto.
Il libro tratta l’arte dell’imparare a buttare quanto non ci è utile né ci provoca gioia, così da mantenere nella nostra vita solo oggetti di cui abbiamo bisogno o che ci rallegrano (decluttering). Tale metodo viene chiamato Konmari.
Un oggetto che ci trasmette felicità instilla dentro di noi un ricordo piacevole: è questa emozione che ci spinge a conservarlo. Quando non è più in grado di suscitarla, ma lo teniamo con noi unicamente perché un tempo lo faceva, stiamo cercando qualcosa che non si trova più all’esterno, quanto piuttosto nella nostra memoria.

Quante energie investiamo nel tentativo di portare indietro una situazione non più attuale?

Ciò può sovraccaricare la nostra quotidianità di stimoli neutri o spiacevoli.
Per tutta la vita attraversiamo evoluzioni: ciò che ieri era adatto a noi, oggi potrebbe non esserlo più. La passione, la situazione, la relazione o il lavoro che un tempo ci soddisfacevano potrebbero essere diventati fonte di stress e disagi, a causa dei cambiamenti del contesto o nel nostro ciclo di vita.
È normale ed è legittimo fermarsi a osservarli, dare spazio a questi vissuti. Interrogarci su che cosa sia cambiato, come incide sulla nostra quotidianità, di che cosa avremmo bisogno.

Il tema dell’ordine  e dell’organizzazione non sono estranei alla psicologia.
Nella Teoria dell’Attaccamento, è detto proprio “disorganizzato” (disorganized attachment style) uno stile di attaccamento caratterizzato da comportamenti contraddittori concomitanti, poco finalizzati strategicamente.
L’approccio A.I.P. (Adaptive Information Processing), su cui si basa l’elaborazione E.M.D.R.,  definisce gli eventi traumatici come “informazioni immagazzinate in modo disfunzionale”.
Nelle fasi che il metodo di Marie Kondō insegna, si possono notare delle somiglianze con i Principi Generali di Economia Mentale di Onno Van der Hart, Ellert R.S. Nijenhuis e Kathy Steele: aumentare le entrate di energia mentale e fisica, diminuire o eliminare le spese non necessarie, ridurre i debiti (completare compiti emozionali, storici, relazionali, quotidiani), gestire saggiamente le entrate/energie disponibili (sviluppare più azioni adattive).

I macro-passaggi del metodo di riordino di Marie Kondō potrebbero interpretarsi dunque nel modo seguente:

  • Fare il punto, creare una fotografia della propria situazione e di ciò che popola la nostra quotidianità in quel momento. Ciò è fondamentale per definire quali sono i nostri obiettivi.
  • Ascoltarsi, comprendere le emozioni che stiamo provando. Entrare in contatto con quell’oggetto suscita vissuti positivi o negativi? Un misto di entrambi? Ci trasmette calore?
  • Tenere e valorizzare ciò che suscita emozioni positive (Marie Kondō le definisce “scintille di gioia”). La casa è un contesto intimo che viviamo ogni giorno: è importante starci bene.
  • Ringraziare e congedarci da ciò che lasciamo andare. È un passaggio chiave e non scontato: rinunciare a trattenere qualcosa, qualcuno o una situazione è estremamente difficile. Ringraziandolo, gli riconosciamo l’importanza che ha avuto quando è stato un bene per noi e accettiamo di avere cura del suo ricordo.
  • Scegliere un posto per tutto ciò che desideriamo tenere, con l’obiettivo di renderci la vita più semplice e pratica possibile, così da poter indirizzare liberamente le energie risparmiate.

Quando facciamo una “pulizia dei contatti” o “riordiniamo casa” stiamo scegliendo cosa avere nel nostro presente e cosa, invece, è di valore e prezioso solo in quanto ricordo del passato.
Lasciar andare non significa perdere il legame emotivo: esso non si cancella. Significa, invece, accettare che qualcosa è cambiato. A volte cambia il contesto, a volte siamo noi, a volte qualcosa accade e vi possiamo solo reagire. La situazione potrebbe mutare una seconda volta e, evolvendosi, esserci di nuovo congeniale… oppure potrebbe rimanere in una forma che non ci piace più. Allora, non rimane che congedarci.

Gli interventi di Marie Kondō parlano di riordino, non di psicologia o psicoterapia, ma consiglio la loro lettura per l’esperienza che possono favorire: un sensibile e personale ri-percorso della propria vita materiale ed emotiva, attraverso il gesto di selezionare trovare il posto giusto per gli oggetti significativi. Nel presente o nel passato.

Bibliografia:
  • Hoffman Lynn, edizione italiana a cura di Mancini M., A. A. 1984, Principi di terapia della famiglia, Roma: Casa Editrice Astrolabio
  • Kondō Marie, A. A. 2014, Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita, Milano: Antonio Vallardi Editore
  • Van der Hart Onno, Nijenhuis Ellert R.S., Steele Kathy, edizione italiana a cura di Ardino Vittoria e Vassalli Alessandro, A. A. 2011, Fantasmi nel sé. Trauma e trattamento della dissociazione strutturale, Milano: Raffaello Cortina Editore
  • Verardo Anna Rita, Lauretti Giada, A. A. 2020, Riparare il trauma infantile. Manuale teorico-clinico d’integrazione tra sistemi motivazionali e EMDR, Roma: Giovanni Fioriti Editore
Sitografia:

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